Approfondimento:
La produzione letteraria
Gli interessi principali di Lorenzo Agnelli, pertanto, non si indirizzano alla storia municipale, cui dedicò opere fondamentali, come la Cronaca, la Storia e la Monografia religiosa di Sant'Agata di Puglia, tuttora inedita; né ai problemi della fede e della devozione, verso i quali, come attestano i Discorsi religiosi, le Novene, i Panegirici in onore dei santi, il Panegirico sull'Iconavetere, pure mostra una grande sensibilità. Si rivolgono, invece, all'educazione della società civile, al valore giuridico delle consuetudini del mondo rurale e, in particolare, al riscatto del Mezzogiorno e delle sue classi più umili. E proprio a questo riguardo ebbe modo di scrivere, rivelando singolari intuizioni sul ruolo sociale dei cattolici, ma rischiando anche la taccia di Modernismo, le pagine più intransigenti contro le secolari consuetudini del clero, accusato di non avere alcuna tradizione di cultura e, ancora, di essere moralmente scorretto, egoisticamente attaccato al pezzetto di terra, diffidente verso i contadini e talvolta usuraio.
In particolare lo disapprovava per la sottomissione incondizionata alle famiglie gentilizie, dalle quali, per antica consuetudine di servile ossequio, percepiva benefici e donativi, puntualmente trasferiti ai familiari conviventi, ai quali dedicava le cure principali, anteponendole ai doveri parrocchiali e giungendo, talvolta, ad esercitare anche la mercatura o l'industria agraria. Ma la soggezione alla classe padronale della nobiltà e della borghesia benestante, osserva ancora Agnelli, determinava un altro danno anche più grave: l'inevitabile partecipazione del clero a sostenere, sfruttando l'influenza sul popolo e garantendone l'inconsapevole adesione, uomini politici impegnati solo a portare avanti gli interessi di personaggi locali e non di rado contrari ad ogni sentimento religioso e ad ogni principio di onestà.
L'aspirazione alla formazione di una società nuova e giusta e ad una equa distribuzione della ricchezza fondiaria, era, però, messa in pericolo proprio nelle province italiane più povere dal grave disagio sociale, inasprito dall'ingiusto ordinamento delle terre comunali, come fa rilevare nell'inedito I demani comunali e la quotizzazione in Capitanata, nel quale muoveva critiche a prefetti e sindaci per averli divisi sulla base di interessi clientelari anziché di finalità sociali e produttive e ne proponeva, in scritti divulgativi, come La questione della Sila e La Capitanata moderna e i boschi, e, in particolare, gli inediti Ricordi e considerazioni sulla pastorizia e agricoltura, innanzitutto, il ripristino e, in secondo luogo, la progettazione di una loro migliore utilizzazione in rapporto a situazioni sociali e tradizioni economiche locali.
Autore: Antonio Ventura
Data aggiornamento: 16 aprile 2009

