Area la Meravigliosa Capitanata

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Basilio Boioannes

Catepano

(in Capitanata, 1017-1028)

Informazioni generali:
Il Boioannes e la fine della rivolta di Melo

È con il Boioannes che i successi militari di Melo incontrano un duro arresto: dopo aver controllato e pacificato i centri ribelli a sud dell'Ofanto, come Trani che fa assediare per mano del topotereta Ligorio, il primo ottobre del 1018 il catepano Boioannes trionfa su Melo nella battaglia di Canne (sulla riva destra dell'Ofanto, vicino al suo affluente Aufido), grazie soprattutto all'energico supporto delle sue truppe russe. Scrive Guglielmo di Puglia: "Vicinus Cannis qua defluit Aufidus amnis, circiter Octobris pugnatur utrimque Kalendas, cum modica non gente valens obsistere Melus terga dedit, magna spoliatus parte quorum" (Vicino Canne, in cui affluisce il torrente Aufido, si combatte da entrambe le parti verso le calende di ottobre, Melo, incapace di resistere con poca gente, voltò le spalle e venne privato di gran parte di quelli) e Lupus Protospatarius: "Fecit proelium supradictus Bugiano in mense Octobris cum Francis et vicit" (Il suddetto Bugiano combattè nel mese di ottobre contro i Franchi e vinse).

L'importante vittoria bizantina seguì la dispersione dei superstiti mercenari e la confisca dei loro beni, fu così per Maraldo di Trani i cui possedimenti vennero assegnati dal Boioannes, tramite una preceptio al turmarca ed episkeptites Falco di Trani (databile entro il giugno del 1021), al monastero di Montecassino e al suo abate Atenulfo I. Melo riuscì a fuggire nel principato beneventano ma l'accorta strategia militare del catepano non si fermò con la sola vittoria, il Boioannes si spinse col suo esercito sino al Tirreno riuscendo ad ottenere il vassallaggio dei principi beneventani come il principe di Capua, che consegnò le chiavi d'oro della città a Costantinopoli come simbolo di vassallaggio. Melo, sentendosi non più sufficientemente protetto in quei territori, raggiunse dapprima il pontefice a Roma e poi si mosse verso Bamberga, accompagnato dal normanno Rodolfo de To?ni, per chiedere aiuto all'imperatore Enrico II da cui ottenne il titolo di "Dux Apuliae". Nel duomo della città tedesca è ancora custodito un sontuoso e prezioso mantello che fu offerto come dono da Melo all'imperatore: un ergasterion di seta azzurra su cui sono ricamate con fili d'oro le costellazioni celesti e scene del mito erculeo con molte spiegazioni in latino; prodotto sicuramente nell'Italia meridionale e commissionato personalmente da Melo, è un raro esempio dell'alto livello di produzione serica dell'epoca e non si esclude che al suo confezionamento abbiano lavorato anche artigiani bizantini, maestri allora in quell'arte. Melo, il cui nome campeggia sul bordo del suddetto mantello: "+ Pax Ismaheli qui hoc ordinavit" (Pace ad Ismaele che ordinò ciò), meditava ardentemente il proprio ritorno in Puglia, contava sulla fiducia e l'appoggio militare dell'imperatore ma la propria morte, sopraggiunta il 23 aprile del 1020, dissolse il suo progetto; Melo ricevette infine una sepoltura di grande onore e venne tumulato per volere dell'imperatore fra le salme reali nella cattedrale di Bamberga. Il Boioannes, liberatosi così del suo temibile nemico, oltre al vassallaggio dei principi beneventani godeva anche dell'appoggio dell'abate di Montecassino Atenulfo I.

Quest'ultimo, abate dal 1011 al 1022, fratello del sovrano di Capua e cugino di quello di Benevento, si opponeva alle decisioni che avevano saldamente preso il pontefice Benedetto VIII e l'imperatore Enrico II contro i bizantini. Il pontefice, nel timore che i progressi bizantini potessero estendersi allo stato pontificio, e oppresso dai Saraceni che minacciavano i suoi possedimenti, legò una forte intesa con l'imperatore tedesco che raggiunse, con grandi onori, a Bamberga, per la Pasqua del 1020; lo esortò in un sinodo ad allontanare i bizantini e ad imporre la sua autorità nell'Italia meridionale e dopo aver consacrato solennemente la chiesa di S. Stefano in Bamberga ripartì per Roma nell'estate del 1020.
Intanto, verso gli inizi del 1021, il Boioannes, risoluto a catturare Datto, inviò un' ambasceria presso il sovrano longobardo Pandolfo IV principe di Capua e tramite una cospicua donazione in denaro riuscì a garantirsi il passaggio nei territori capuani ove Datto si era trincerato; fattolo prigioniero il 15 giugno dello stesso anno, fu portato a Bari e fatto sfilare per la città a dorso d'asino, infine chiuso in un sacco e fatto annegare in mare su ordine del Boioannes come monito ai nemici dell'autorità bizantina. La morte di Datto segnò così la fine della rivolta di Melo ma non costituì, purtroppo, la cessazione delle ostilità; il Boioannes riuscì però ad allontanare il pericolo normanno per circa un ventennio.

Autore: Tommaso Palermo

Data aggiornamento: 23 dicembre 2008

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