Area la Meravigliosa Capitanata

*

Basilio Boioannes

Catepano

(in Capitanata, 1017-1028)

Informazioni generali:
L'attività del catepano Boioannes in Capitanata

Il Boioannes, designato esclusivamente dall'imperatore come stratega con il ruolo più alto nel complesso ordine gerarchico dell'amministrazione provinciale (quello di protospatarios o patrikios), ricoprì principalmente incarichi di tipo politico e militare, similmente alle competenze dello stratega longobardo, firmandosi come: "protospatarios catepano Italìas". La sua autorità spaziava in tutti i settori dell'amministrazione civile, permettendogli di accordare o confermare privilegi, fondare nuovi insediamenti e fissarne i confini, rappresentare l'ultima istanza nei casi giudiziari complessi; egli non godeva di uno stipendio, le sue entrate erano detratte dalle tasse prelevate con cui manteneva anche l'esercito e il settore amministrativo. Come massima autorità bizantina in Italia, il catepano risiedeva a Bari, capitale del catepanato, nella sua residenza personale: il kastron, il palazzo della corte catepanale, perno della cittadella amministrativa bizantina che sorgeva nell'area che avrebbe ospitato in seguito il complesso sacro della Basilica di San Nicola; in questo cuore pulsante del potere bizantino risiedevano le massime figure a guida del catepanato fino a quando, con la fine del dominio bizantino nell'Italia meridionale (1071), la corte del catepano venne distrutta e parzialmente riutilizzata per le sacre fabbriche. Fra i materiali riutilizzati figura per importanza un'epigrafe mutila in pietra leccese databile al 1011; attualmente custodita nel museo della Basilica di San Nicola ed attentamente studiata dal Guillou, l'epigrafe risale al periodo del catepano Basilio Mesardonites e contiene un testo in endecasillabi che ci informa del restauro architettonico e dell'ampliamento della cittadella amministrativa da parte del catepano. Il Mesardonites innalzò infatti il nuovo pretorio con solidi mattoni, munì di gradini il vestibolo e fece costruire una nuova arca fortificata e la chiesa del glorioso San Demetrio.

Bari, come centro primario del potere greco in Italia, conobbe sotto il Boioannes uno sviluppo importante: sorsero numerose chiese di culto greco e crebbe il numero dei “boni homines”, gli uomini colti del potere ecclesiastico e amministrativo; la realtà culturale greca del praetorium conviveva con quella latina del monastero di San Benedetto e dell'episcopium, in una città composta anche da minoranze slave e arabe.
Dal praetorium bizantino il Boioannes pianificava la gestione del catepanato, coadiuvato da una folta amministrazione organizzata gerarchicamente; in casi particolarmente gravi o per confermare in sua presenza dei privilegi il Boioannes si spostava nel suo territorio. La tregua raggiunta dal Boioannes dopo la vittoria di Canne oltre a ridare prestigio a Costantinopoli permise il consolidamento delle strutture amministrative bizantine e la rinascita dei territori, soprattutto della Capitanata; questo territorio godette particolarmente dell'accorta politica interna del Boioannes. Al suo arrivo l'unico municipio romano in Capitanata ad essere risorto era Lucera, che già nell'anno 835 è menzionata come sede di gastaldo longobardo; degli antichi insediamenti romani (per esempio Aecae, Arpi, Carmeianum, Ordona), abitati ancora nell'alto medioevo, restavano solo rovine. Il Boioannes decide quindi di valorizzare il territorio dauno sotto tutti i punti di vista: viario, demografico, urbanistico, difensivo ed economico. La rete viaria, potenziata attentamente dal Boioannes attraverso una capillare distribuzione, si sviluppava principalmente da un tratto della via Traiana che collegava Benevento all'antica Aeca (quest'ultima posta su un promontorio del subappennino dauno) per poi proseguire, tramite un suo diverticolo, verso Lucera, Arpi e Siponto (Via Aecis – Sipontum). Il Boioannes operò inizialmente una trasformazione fondiaria atta a bonificare e dissodare i terreni per la costruzione di insediamenti e fortificazioni nonché di aree destinate all'agricoltura e all'allevamento. Un fattore importante nei disegni del catepano era rappresentato dai confini effettivi del territorio bizantino che egli intendeva definire, in chiave strategico difensiva, sfruttando la conformazione geografica del territorio. Il confine settentrionale corrispose quindi al corso del Fortore, dalla sua foce sino ai promontori del subappennino, entro questa linea si collocavano Ripalta e gli insediamenti, sorti per opera del Boioannes, di Civitate e Dragonara. Lungo il subappennino dauno sorsero Montecorvino (Torre di Montecorvino), Tertiveri (Torre Tertiveri), Biccari e Troia, che si collegavano alle già esistenti Castelluccio Valmaggiore, Bovino, Ascoli, Candela e, nel massiccio del Vulture, a Melfi, importante caposaldo, e Rapolla; a nord-ovest di Melfi il Boioannes fece sorgere Cisterna (Torre della Cisterna). Il catepano aveva così rinforzato la difesa dei due confini più attaccati: quello settentrionale e quello occidentale, il confine meridionale era costituito dall'Ofanto; questo territorio è quello che i Normanni, nella loro conquista della Puglia settentrionale iniziata dopo il 1041, chiameranno “Catepanata” e poi “Capitanata”, nome chiaramente derivato, come nota Leone Marsicano, dal titolo del governatore bizantino: ”Ea tempestate supradictus Boiano catapanus, cum iam dudum Troiam in capite Apulie construxisset, Draconiarum quoque et Florentinum ac Civitatem et reliqua municipia quae vulgo Capitanata dicuntur edificavit; et ex circumpositis terris habitatores convocans deinceps habitari constituit” (A quell'epoca il suddetto Catapano Boiano, quando all'estremità della Puglia aveva costruito già di recente Troia, edificò anche Dragonara e Fiorentino e Civitate e gli altri municipi che dal popolo si chiamano Capitanata e convocando abitanti dalle terre circostanti, ordinò di abitarvi). Anche Romualdo Salernitano ripercorre queste tappe significative della storia della Capitanata: ”Hic in Apulie finibus rehedificavit civitatem diu dirutam nuncupavitque eam Troiam, que antiquitus Ecana vocabatur; et iussu imperatorum fines per statutum privilegium eidem stabilivit civitate…Ipse etiam prenominatus catipanus in finibus Samnii et Apulie hedificavit ac constituit plures urbe et oppida; ipsaque regio husque hodie Catipania ex suo nomine dicitur” (Qui nei confini della Puglia, riedificò la stessa città a lungo distrutta e la chiamò Troia, che anticamente si chiamava Ecana, e stabilì per volontà degli imperatori i confini della città tramite privilegio emanato…Lo stesso citato catapano edificò e costituì, ai confini del Sannio e della Puglia, diverse città e piazzeforti, quella stessa regione che oggi, dal suo nome, si chiama Catipania). Nel Tavoliere fra questi ”oppida” figurano anche il villaggio fortificato di Vaccarizza, situato fra Troia e Foggia; Fiorentino, tra Torremaggiore e Lucera e maggiormente nota per aver visto la morte dell'imperatore Federico II, e Siponto, importante porto bizantino. Centro fra i più importanti degli insediamenti eretti dal Boioannes è senza dubbio Troia, il cui documento greco di fondazione è datato giugno 1019; costruita dal catepano su di un colle poco distante dai resti dell'antica Aeca, Troia viene popolata con i longobardi che dai conti di Ariano (Irpino) erano passati sotto l'autorità bizantina. L'abitato fortificato di Troia, elevato dal catepano all'importante rango di vescovado con conferma papale, è inoltre strategicamente ubicato in una posizione favorevole al controllo del tratto secondario della via Traiana che conduce a Siponto.

Sul promontorio garganico le aree sottoposte all'autorità bizantina sono storicamente più difficili da definire per la presenza di comunità slave e longobarde preesistenti; qui i bizantini fondano insediamenti importanti tra cui la fortezza di Cornone presso Lesina (vicino al casino Zurrone) e diversi porti sulla costa settentrionale come quelli di Civita a Mare (o Guadia, a ovest della foce del Fortore), di Lesina, di Maletta (che funge da scalo di Devia sul Monte d'Elio e poi noto come Torre Mileto) e di Baranum, che fanno parte di quella lunga serie di porti bizantini dislocati sulla costa sino a Taranto. Per circoscrivere più precisamente i confini di questa ripartizione territoriale può rivelarsi utile considerare l'ubicazione di centri limitrofi posti sotto dominio non bizantino come Ariano Irpino e Monteverde, poste nel principato beneventano, oppure Campomarino, Chieuti e Serracapriola che datano i documenti secondo prassi diversa da quella bizantina, a differenza della vicina Termoli. Dove tacciono le fonti e si disperdono i resti molti centri cadono purtroppo nell'oblio, sorte che stava ormai toccando l'antico abitato bizantino di Vaccarizza, sito fra Troia e Foggia, sino a quando, di recente, ne è stato scoperto e studiato l'antico sito medievale ubicato sul monte Castellaccio (a circa 7 chilometri a nord-est di Troia), grazie ad una importante campagna di scavo dell'École Française de Rome condotta da Ghislan Noyè.
Le città sorte per volontà del Boioannes erano ubicate quasi sempre in zona collinare, spesso di forma allungata per far sì che il loro disegno urbanistico fosse quello di un grande viale centrale da cui si diramassero perpendicolarmente altre viuzze (si veda Troia). Le alture naturali su cui i bizantini sceglievano di erigere un abitato fortificato potevano presentarsi isolate (Montecorvino, Tertiveri), costituite da speroni interfluviali allungati (Fiorentino, Biccari), da pianori tagliati trasversalmente da profonde vallate come gli altopiani sovrastanti il Fortore (Civitate, Dragonara) oppure su due sporgenze (Civitate) ed erano spesso elevate tramite una motta artificiale successivamente livellata. Questi centri venivano muniti di fossato circostante e cinta muraria, il che ne sottolineava l'importanza strategica rispetto ai piccoli villaggi: alla città collinare, sede amministrativa e religiosa menzionata nella terminologia dei documenti bizantini come castru, termine che corrisponde al latino civitas, erano infatti sottomessi i piccoli centri posti in pianura, i casalia, edificati su prominenze naturali isolate o sui fianchi di colline e con la zona abitata sopraelevata. Altri centri sorgevano invece su stanziamenti romani o nelle loro vicinanze (Civitate occupa una parte di Teanum); il rifugio fortificato, più isolato e legato soprattutto a situazioni belliche, è detto castelliu; il castello come residenza militare fortificata non esiste ancora, saranno i Normanni ad introdurre il fenomeno dell'incastellamento e a farne il simbolo del loro potere.

Oltre alla ricostruzione e al ripopolamento degli insediamenti distrutti nonché alla fondazione di nuove città e fortificazioni, al Boioannes si deve anche la ripresa demografica nonché il controllo dell'organizzazione ecclesiastica del territorio; a tal fine, per evitare intromissioni straniere negli affari interni del catepanato ed eventuali attriti di competenze, il catepano elevò a vescovadi, tramite conferma papale, numerosi centri tra cui Troia, Dragonara, Civitate e Fiorentino e promosse il vescovo sipontino Leone alla carica di arcivescovo della stessa città. Alla fine del governo del Boioannes, di tutte le diocesi del catepanato soltanto Ascoli, Bovino e Lucera dipendevano dall'arcivescovo di Benevento. Il Boioannes, come altri catepani, emanò inoltre molti privilegi e donazioni a città, vescovadi e monasteri del catepanato, come quelli a favore dei monasteri di San Giovanni in Lamis (dona all'abate Pietro o Poto beni terrieri nella parte sud-occidentale del Gargano) e S. Pietro Apostolo in Torremaggiore (conferisce immunità e conferma beni al monastero sito nella diocesi di Civitate).

Dal punto di vista economico la Capitanata costituiva un territorio in ripresa collegato al traffico internazionale dei mercati dell'impero, prodotti esportati erano principalmente il vino e l'olio e grande importanza era data alla coltivazione del grano. L'allevamento avveniva nei terreni incolti del territorio e si intensificò soprattutto sulla zona collinare a ovest del Tavoliere ove sorsero il maggior numero di centri. Di rilevante importanza erano anche la pesca e lo sfruttamento delle locali saline: Salpi, che sorgeva sulle rovine dell'acropoli dell'antica città, era dotata di saline di cui usufruiva anche Santa Sofia di Benevento. I laghi e le coste del Gargano, rinomati per la loro pescosità, garantivano un apporto di prodotto ittico anche al di là dei confini bizantini: Montecassino, Santa Sofia di Benevento, San Vincenzo al Volturno e la cattedrale di Lucera possedevano infatti delle peschiere nel lago di Lesina; Santa Sofia e S. Vincenzo godevano anche di peschiere a Siponto. I porti, numerosi, dislocati sulle coste del Gargano, costituivano punti nodali delle rotte verso Oriente e comprendevano, al loro interno, cantieri navali con una folta schiera di fabbri spesso menzionati nelle fonti dell'epoca. Di minore intensità erano invece i rapporti commerciali con le città marinare della Campania; queste ultime erano soprattutto legate ai commerci con gli stati arabi e ciò è testimoniato anche dalla maggiore circolazione monetaria, in città come Napoli, Amalfi e Salerno, del tarì arabo rispetto al solido bizantino (il tarì equivale a 1/4 di solido).

Autore: Tommaso Palermo

Data aggiornamento: 23 dicembre 2008

Torna all'inizio

Meravigliosa Capitanata © 2007 Biblioteca Provinciale di Foggia, la Magna Capitana

Icone validazione accessibilità Valid XHTML 1.0! | Valid CSS! | Indicazione del livello di accessibilità WCAG1.0conformità livello di accessibilità: doppia A. | Sito realizzato con fogli di stile | Sito realizzato da Antonella Bevilacqua