Area la Meravigliosa Capitanata

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Basilio Boioannes

Catepano

(in Capitanata, 1017-1028)

Informazioni generali:
La ripresa militare anti-bizantina e la fine del catepanato del Boioannes

L'attività del catepano Boioannes venne però scossa dalla ripresa militare anti-bizantina: nel dicembre del 1021 l'imperatore tedesco Enrico II si trovava col suo esercito a Ravenna e nella primavera del 1022, percorrendo la costa adriatica, raggiungeva la Puglia assediando duramente per tre mesi Troia ma incontrandovi una fiera resistenza; è quanto riportano gli Annales Sangallenses Maiores: ”Troia viribus fortissimis omnisque bellico apparatu munitissima, longiur mora nodusque victoriae extitit. Tamen, licet afflicta afflixerit et in sui defensione multos sauciaverit, plurimos intefrecerit, tertio mense postquam obsessa est.” (Troia era ben munita di apparato bellico e di tutti gli uomini fortissimi, per più tempo si mostrò il ritardo e la difficoltà della vittoria. Tuttavia benché oppressa attaccò e per la propria difesa colpì molti, piegò parecchi, dopodiché il terzo mese venne assediata) Fu solo con la richiesta di pace da parte di Troia che Enrico II poté entrarne in possesso, i Normanni e i parenti di Melo fedeli all'imperatore ricevettero benefici imperiali ma l'avanzata si rese impossibile a causa di una dura pestilenza. Intanto i principi longobardi si sottomettevano all'imperatore che stava risalendo la penisola e il principe di Capua, filobizantino e complice col Boioannes della cattura di Datto, venne tolto da Enrico II per insediarvi suo cugino Pandolfo, conte di Teano, come nuovo principe di Capua. La discesa di Enrico II comportò anche un duro colpo alla vita dell'abbazia di Montecassino poiché l'abate Atenulfo I, solidale col catepano, intimorito dalle eventuali reazioni dell'imperatore che gli aveva mosso contro l'esercito comandato dall'arcivescovo di Colonia, Pilgrim, si vide costretto alla fuga verso Otranto e salpato per il mare in direzione di Costantinopoli, con un carico di preziosi e diversi privilegi, perse tragicamente la vita forse durante un naufragio. Enrico II pose quindi Teobaldo a guida dell'abbazia e costituì diverse contee normanne nel Meridione lasciandovi molte guarnigioni militari; l'imperatore e il papa, acerrimi nemici del Boioannes moriranno poi entrambi nel 1024. Il catepano strinse rapporti migliori col nuovo pontefice, Giovanni XIX, ottenne infatti che erigesse a Troia un vescovado soggetto a Roma e che nominasse Bari sede metropolitana. Un altro frutto della stabilità e della sicurezza politica del Boioannes fu la missione militare, condotta verso il 1024, nei territori croati, oggetto di conquista da parte dell'impero bizantino. Il catepano Boioannes lasciò le province italiane per condurre le proprie truppe oltre l'Adriatico e prendendo come ostaggi la moglie ed il figlio del re croato Cresimiro. Gli Arabi, nel frattempo, devastavano di nuovo il catepanato e il Boioannes dovette tornare in Italia per confrontarsi di nuovo con un leader nemico, tale Rayca, forse un condottiero arabo o un ex seguace di Melo che assediò, seppur vanamente, Bari (1023) e conquistò la fortezza di Palagiano presso Taranto per cui il Boioannes, per difendere questo avamposto, vi fondò su di una collina antistante il castelliu di Mottola. La tenacia del catepano fu risolutiva perché allontanò Rayca almeno fino al 1028, anno del proprio allontanamento dall'Italia. Il Boioannes, giunto ormai verso la fine della sua attività in Italia, fu designato anche come stratega del tema di Calabria (si firma infatti: “protospatharius et catepanus Italiae et Calabriae” come il suo successore Cristoforo Burgaris), ciò perché la situazione di crisi portava a cumulare in una sola persona il comando dei due temi. Il catepano riuscì a liberare la Calabria dalla presenza musulmana e ad occupare le piazzeforti di Reggio e Messina e nel 1025 l'imperatore Basilio II, intenzionato a riconquistare la Sicilia, organizzò l'offensiva bizantina affidando al Boioannes un contingente navale e inviandogli da Costantinopoli una folta milizia con a capo il koitonites (cubicularius) Oreste. L'armata, composta da mercenari russi, turchi, vareghi, valacchi e del tema di Macedonia, raggiunse l'Italia nell'aprile del 1025 ma la morte dell'imperatore bizantino e la strategia fallimentare del comandante Oreste distolsero subito gli interessi dei greci dalla spedizione siciliana e le truppe vennero richiamate in patria. Dal settembre del 1028 è documentato come catepano d'Italia il suo successore Cristoforo; il Boioannes, vessato dalle guerre con gli Arabi e schiacciato dalla crescente presenza normanna, era stato quindi richiamato, col Koitonites Oreste, a Costantinopoli dopo circa undici anni di attività come catepano, un periodo considerevole se si pensa che nei centodue anni dalla fondazione del catepanato (969) sino alla conquista normanna di Bari (1071), il periodo di attività di ciascun catepano era di circa tre anni.

Dalla partenza del Boioannes ha inizio, purtroppo, il lento declino del dominio greco nel Meridione, i bizantini non riescono a mantenere una certa influenza sui principi longobardi e i Normanni si stanziano sempre più schiacciando i nuovi catepani che non eguagliano i successi del Boioannes. La rivolta capeggiata dal milanese Arduino contro i bizantini (1040) permette ai Normanni di conquistare, dopo Melfi (1041), varie città del catepanato; gli equilibri raggiunti dal Boioannes, che tanto avevano giovato alla Capitanata, venivano tragicamente a spezzarsi, lo testimonia tristemente anche la cattura, avvenuta il 3 settembre del 1041 presso Montepeloso da parte di soldati normanni, del catepano Exagusto Catapanus, parente, secondo Giovanni Skylizes, e forse addirittura figlio, secondo quanto scrivono l'anonimo barese e Guglielmo di Puglia, dello stesso Basilio Boioannes. Dopo l'avanzata normanna e la caduta di diverse città pugliesi la presa normanna di Bari del 1071, condotta da Roberto il Guiscardo, segnava ormai la fine del catepanato d'Italia e l'avvento a Bari del nuovo abate Elia vedeva la distruzione del praetorium bizantino per la costruzione della basilica nicolaiana. La presenza greca continuava ad esistere, non più come potere, e alla Capitanata restava impressa nel nome e nella longevità delle sue città, l'indelebile memoria del suo artefice: il glorioso catepano Basilio Boioannes.

Autore: Tommaso Palermo

Data aggiornamento: 23 dicembre 2008

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