Approfondimento:
La crisi ideologica
Negli anni del dopoguerra si accentuò in lui quella crisi ideologica,
da tempo latente, che lo fece spostare dalle originarie posizioni democratiche
a quelle di concentrazione borghese in funzione apertamente antisocialista.
Crisi politica sottolineata dalla intensa pubblicistica antigovernativa
condotta sulle pagine di giornali come "La Sera"; "Il Mattino";
"Il Telegrafo"; "Il Mezzogiorno" e dal rifiuto della
candidatura socialista nelle elezioni politiche in Capitanata del 1919 ed
in quelle amministrative di Napoli del 1920.
Prima del delitto Matteotti, il Caggese si avvicinò al Croce ed ai gruppi di Democrazia Liberale e sottoscrisse, nel 1925, il "Manifesto degli Intellettuali Antifascisti". Tuttavia, a distanza di un mese se ne dissociò e si dimise a Napoli dalla amendoliana Unione Nazionale.
Poco dopo aderì al progetto gentiliano dell'Enciclopedia Italiana, alla quale collaborò con un certo numero di voci storiche relative agli Angioini (Carlo I e Carlo II d'Angiò; Giovanna I e Giovanna II; Roberto d'Angiò) ed alla Rivoluzione Francese (Babeuf; Marbois; Berère de Vieuzac; Barras; Bastiglia; Bourmont; Mirabeau…).
Il comportamento politico del Caggese, quindi, non diversamente da quello di tanti altri intellettuali italiani suoi contemporanei, fu molto condizionato dalle forti pressioni esercitate su di loro dall'apparato del Regime, tanto è vero che i 1410 collaboratori dell'Enciclopedia Italiana del 1926 si raddoppiarono nel 1937 e, ancora, quando, nel 1931, il Fascismo impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà, solo dodici, contro 1200 si rifiutarono.
Dopo avere occupato, dal dicembre 1923, la cattedra di Storia Economica
dell'Istituto di Scienze Economiche di Napoli, ottenne, finalmente, un incarico
accademico prestigioso a Milano, dove, dal gennaio 1926 sino alla morte,
insegnò, in luogo di Gioacchino Volpe, Storia Medievale e Moderna
presso la Facoltà di Lettere.
Le autorità fasciste, però, poco convinte della sua fedeltà,
provvidero ad emarginarlo sempre di più, revocandogli tutti gli incarichi
ufficiali e lasciandogli solo l'insegnamento universitario e le lezioni
di "Alta Cultura" presso l'Università per Stranieri di Perugia.
A rompere questo isolamento, a nulla servirono le istanze da lui indirizzate ai responsabili culturali del Partito sino a pochi giorni prima della morte, che lo colse, a Milano, il 5 luglio 1938.
Autore: Antonio Ventura
Data aggiornamento: 16 aprile 2009

